XIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO (A)

XIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO (A)
1 Re 19, 9.11 – 13 ; Salmo 84 (85); Rm 9, 1 – 5
MT 14, 22 – 33
TEMA: Certezza – Fede
• Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra sponda, finché non avesse congedato la folla.
Gesù ha un modo assai singolare per educare gli apostoli alla fede. Li educa attraverso la storia e quindi spesso è lui stesso che orienta la storia perché questa si trasformi in luogo, in cattedra di educazione. Quello di Gesù è un insegnamento reale, vivo, circostanziato; sovente il nostro è solo ideale. Ma tra il reale e l’ideale c’è l’abisso che separa il cielo e la terra e quando dall’ideale si passa al reale non ci si ritrova più. Ci si perde, ci si smarrisce, perché non ci si riconosce più.

• Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare.
La preghiera è per Gesù la via per la “ricostituzione” di se stesso; il lavoro apostolico “svuota lo spirito”, quasi lo esaurisce, nel senso che consuma le energie spirituali. Bisogna che avvenga la rigenerazione delle forze divine, senza le quale non è più possibile operare secondo la verità del cielo; senza le forze divine si opera, ma secondo il volere della terra. La salvezza non si compie. La preghiera ritempra e rigenera lo spirito di cielo, rafforza l’anima di forza divina, dona alla mente la saggezza di Dio; lo stesso corpo viene come ritemprato dalla preghiera. Gesù lo sa e si ritira in luoghi solitari, deserti; nessuno deve distrarlo; nessuno deve interromperlo. La preghiera è il momento più intenso per creare la comunione tra Dio e l’anima, questa intensità non può essere vanificata, né ridotta a brandelli dai molteplici bisogni che sempre affiorano nel cuore umano.

• Venuta la sera, egli se ne stava lassù da solo.
L’intensità dura una giornata. C’è il bisogno a volte di questa durata. Solo chi non opera secondo Dio non sente il bisogno di pregare così a lungo; la preghiera personale, solitaria è il metro della nostra azione di grazia secondo Dio. Meno si prega e meno si agisce secondo Dio; meno si prega e meno si ha la forza di compiere solo ciò che è gradito al Signore.

• La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario.
La storia è turbolenta, difficile, a volte sembra impossibile portarla a compimento. Le forze umane sono incapaci, anzi inesistenti; a volte si assiste anche all’impotenza totale.

• Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare.
Gesù vuole che i discepoli facciano esperienza della difficoltà, della impossibilità umana. Se non si fa questa esperienza, non ci si può aprire alla fede; ma per aprirsi alla fede occorre l’aiuto di chi perennemente vive nella fede e di fede si alimenta. Bisogna stare attenti a pensare di risolvere i problemi della storia difficile e contrastata dal male con le risorse della propria umanità; l’aiuto esterno è necessario; ma può aiutare solo chi è consumato dalla fede e chi nella fede si consuma. Questa è regola pastorale assai importante. Il pastore per prendere decisioni di fede, per aiutare a risolvere secondo Dio le difficoltà della storia, deve essere lui stesso avvolto dalla fede come di un manto. La preghiera è momento di altissima crescita nella fede.

• Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: “E’ un fantasma” e gridarono dalla paura.
I discepoli hanno ancora occhi di carne, secondo la carne vedono, secondo la carne pensano; secondo la carne reagiscono. La loro fede è ancora poca, perché ancora chiusi e prigionieri dei loro schemi mentali. Questo significa che il contatto con l’uomo di fede non sempre immediatamente apre alla fede l’altro. La fede è un cammino lungo, assai lungo; ma soprattutto essa è dono dello Spirito di Dio, che deve svilupparsi nel cuore come il granellino di senapa.

• Ma subito Gesù parlò loro dicendo: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”.
Gesù viene sempre in aiuto ai suoi discepoli. Del resto se non ci fosse l’aiuto, essi non potrebbero crescere. Aiutare è il compito pastorale da assumere con urgenza. Aiutare significa avere pazienza, sapere aspettare, saper parlare, convincere, sapere anche pregare il Signore che governi lui e diriga a buon porto lui certe situazioni assai difficili, impossibili per le nostre umane forze. Aiutare significa principalmente spendere e consumare la nostra vita per condurre i fratelli nella fede. Si aiuta con la parola personale, comunitaria, con la catechesi, con l’omelia, si aiuta con lo scritto anche; si aiuta con gesti e con opere; soprattutto si aiuta con il nostro modo di vivere la fede. La persona e ogni sua azione, gesto, parola devono trasformarsi in aiuto alla fede.

• Pietro allora rispose: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”.
Pietro è uomo di iniziativa, ma a volte irriflessa, non fondata su principi saldi di una fede incrollabile. Quando la volontà di fare una cosa o di non farla non è sorretta da una verità che è natura stessa della persona, l’opera si inizia, ma poi non si finisce; la debolezza della volontà rende il nostro agire incompiuto. Per questo è urgente l’opera di formazione; bisogna costruire ed edificare la persona nella verità, nella certezza della fede. La fede fondata sulla verità che diventa sostanza della persona è certezza di vittoria.

• Ed egli disse: “Vieni!”.
Gesù permette, pur conoscendo Pietro, che vada sulle acque. La storia, si è già detto, è principio di formazione e di educazione alla retta fede.

• Pietro, scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”.
L’inconsistenza non si manifesta subito; essa appare alla prima difficoltà, quando bisogna impegnare tutte le forze. E’ nella contrarietà che si rivela la fermezza e la fortezza di un uomo. Pietro è ancora debole. Nella debolezza il rimedio diviene la preghiera, l’invocazione di aiuto. Chiedere aiuto si rivela pertanto supremo atto di saggezza, di sapienza soprannaturale. E Pietro sempre dopo aver sperimentato la propria fragilità, la sua naturale inconsistenza, si rifugia nella preghiera ed invoca aiuto a Colui che solo può salvarlo.

• E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.
Gesù conferma con la sua parola la pochezza della fede di Pietro. L’entusiasmo non è principio di opera santa; è solo principio di opera; ma l’opera santa richiede sacrificio, impegno, costanza, perseveranza: virtù queste che necessitano di un duro allenamento dello spirito a compiere l’opera di Dio. Pastoralmente parlando è errato fondare le iniziative sull’entusiasmo; con l’entusiasmo si può solo iniziare; per finire occorrono le virtù e le virtù domandano un cammino di anni di lavoro e soprattutto la costante assistenza dello Spirito di Dio.

• Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti a lui, dicendo: “Davvero tu sei il Figlio di Dio!”.
La storia poi si apre alla confessione della retta fede. La storia è opera, fatto, avvenimento; l’avvenimento si vive, si compie. Oggi è urgente che la fede diventi avvenimento, opera, vita; solo così sarà possibile aprirci alla confessione di Gesù Figlio di Dio e di ogni altra verità della nostra santa rivelazione.

Uomo di poca fede, perché hai dubitato? (M. Costantino di Bruno)
Il discepolo di Gesù è chiamato a studiare, analizzare, esaminare ogni più piccolo evento della vita del suo Maestro al fine di trarre da esso tutta la verità di salvezza e di redenzione ivi contenuta. Nulla di ciò che fa Gesù è senza contenuto di rivelazione. Tutto è stato fatto per nostro ammaestramento.
Dall'esame della vita di Gesù emerge una grandissima verità: Lui non insegnava solo con la Parola, che sulla sua bocca era sempre Parola del Padre. Insegnava con i suoi gesti, le sue opere, i suoi comportamenti, le sue azioni. Quanto egli faceva, il modo in cui lo faceva, le modalità di ogni suo agire erano e sono purissima rivelazione per noi.
Di notte e di giorno, da solo e con gli altri, sulla terra e nel mare, pranzando e pregando, nelle sinagoghe e lungo la spiaggia, nella pianura e sul monte Gesù è sempre Maestro, sempre Signore, sempre Luce, sempre Verità, sempre Rivelatore della volontà del Padre suo.
Gesù è l'uomo della preghiera. È l'Orante sempre in contemplazione del Padre. Egli guarda verso il Padre con occhi sempre pieni di stupore e di meraviglia. Le opere del Padre suo sono oltremodo grandi e Lui è chiamato a compirle in mezzo agli uomini. La contemplazione del Padre è in Cristo totale imitazione. Lui guarda per imitare, contempla per trasformare in sua vita, opera, azione.
Gesù è l'uomo che sempre accompagna i suo discepoli. Mai li lascia in balia di se stessi e degli eventi contrari, perché avversi. Sempre invece è vicino a loro. Il tempo di recarsi dal Padre, vedere l'azione da compiere e subito è vicino a loro per fare ciò che il Padre gli ha comandato. I suoi discepoli mai devono dubitare della sua presenza. Oggi, domani, sempre il Signore è con loro e per loro, anche se essi dovranno passare attraverso la prova del suo allontanamento momentaneo.
Gesù non è un fantasma. Una figura senza consistenza. Una vuota immagine. Gesù è persona reale, che viene per dare soluzione alle nostre difficoltà di crescita nell'amore e nella verità del padre suo. Di Lui ci si deve sempre fidare. Non possiamo dubitare e neanche lo dobbiamo tentare, metterlo alla prova. Se tentiamo Gesù, di certo affonderemo come Pietro. Noi non possiamo camminare sulle acque, mettendo alla prova la verità di Gesù. Possiamo camminare su di esse solo per un grande amore che ci spinge verso di Lui. Come per amore per i discepoli in difficoltà Gesù cammina sul mare, così anche noi possiamo camminare solo se spinti da un fortissimo amore per Lui e per ogni altro nostro fratello. È l'amore che mette le ali ai piedi, mai la prova.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, dateci questo grande amore .
Spunti di riflessione: ​

- Nella tua vita c’è stato un vento contrario così? Cosa hai fatto per vincerlo? E’ successo qualche volta in comunità? Come è stato superato?
- Qual è la traversata che oggi stanno facendo le comunità? Da dove a dove? Come ci aiuta tutto questo a riconoscere oggi la presenza di Gesù nelle onde contrarie della vita?
- Nei momenti di buio e di tempesta interiore come reagisco?
- La presenza e l’assenza del Signore come si integrano in me?
- Quale posto ha in me la preghiera personale, il dialogo con Dio? Su che cosa la stiamo costruendo, quali sono le basi su cui si reggono i nostri progetti, le nostre scelte, il nostro stile?
- Cosa chiediamo al Signore nella notte oscura? Un miracolo che ci liberi? Una fede più grande?
- In quale atteggiamento rassomiglio a Pietro? Sono testardo come Pietro oppure ho piena fiducia?
- Anch'io professo apertamente la mia fede, riconoscendo Gesù Figlio di Dio?